Saponetta e Sapone Liquido

Sapone solido, sapone liquido? Che differenza c’è?
Si tratta della stesso prodotto?
Tante proposte disponibili da scegliere, ma cosa contengono realmente?

Quando si intraprende la strada del sapone naturale viene naturale chiedersi se si possa procedere in modo altrettanto semplice per produrre sapone liquido. L’imminente richiesta di sapone liquido è specchio dei nostri tempi, poco tempo per fare qualsiasi cosa e praticità estrema anche a scapito della nostra pelle o dell’ambiente.

Se si indaga sulle motivazioni per scegliere il sapone liquido le più diffuse sono:

– praticità d’uso
– igiene
– conservazione
– aggressività
– minore residuo sui sanitari

Dobbiamo prendere in analisi molti fattori prima di decidere qual’è la soluzione migliore
(perché per ognuno è diversa).

 

La praticità:

mi sa tanto di scusa… insomma davvero giravi il sapone in mano per 5 secondi invece di premere sul dispenser, vi cambia la giornata? Il sapone però include il portasapone che spesso si riempie d’acqua e crea quella leggera bavetta che alle massaie più incallite può far scattare il tic nervoso, mentre il dispenser fuori è pulito e asciutto. Se parliamo poi di una saponetta naturale con olio d’oliva l’effetto sgradevole è ancora più evidente e se l’acqua non fluisce via la saponetta si ammorbidisce accorciando la sua durata (leggi come far durare di più il sapone naturale).
Ad ogni modo ricordo che un lavaggio è efficace in maniera direttamente proporzionale al tempo di strofinamento, quindi…

 

Igiene:

la saponetta passa nelle mani di tutti e chissà anche dove!
Vi informo di una cosa ben peggiore! La pompetta del dispenser viene toccata da tutti con le mani sporche e in presenza di poche gocce d’acqua i germi possono proliferare tranquillamente anche all’interno del canale e, dal momento che non viene regolarmente pulita, rimane un ricettacolo di sporco proprio dove andiamo a lavarci! E’ anche vero che i detergenti commerciali moderni sono pieni di disinfettanti e conservanti che evitano che l’intera preparazione possa venire intaccata.
Il sapone invece a causa del suo ph molto alcalino (intorno a 10) difficilmente è un ambiente adatto alla proliferazione batterica.


Conservazione:

Il dispenser è sempre pulito e il prodotto dura di più. Se parliamo di detergente commerciale vs saponetta artigianale è certamente vero. C’è sempre da valutare se conviene lisciarsi la pelle con disinfettanti, profumanti e conservanti tosti per levare semplicemente lo sporco in maniera efficace.
Inoltre la produzione di tutte queste sostanze in termini di dispendio energetico, è davvero necessaria? Il fatto che siano poco biodegradabili e non testate a lungo termine sugli organismi viventi e in molti casi dannose per l’ecosistema, come può compensare il nostro bisogno di pulizia?

 

Aggressività

“La saponetta mi secca le pelle” altra frase top.
La saponetta è apparentemente più “aggressiva” dal momento che il suo ph si discosta molto da quello della pelle che è circa 5,5 (come il bagnoschiuma). C’è poi da disinguere tra saponetta commerciale e naturale.
La pelle è una barriera di difesa, in grado di contrastare gli agenti patogeni grazie all’ambiente leggermente acido (pH 5.5). La saponetta per quanto ben progettata e tamponata ha sempre un ph compreso tra 8 e 10, ma la nostra pelle è in grado di reggere il breve shock e riportare in pochi minuti la condizione di neutralità, dal momento che si tratta di un prodotto a risciacquo. Inoltre gli oli lasciati liberi nel sapone nutrono e leniscono la pelle durante questo breve alterazione. Invece il bagnoschiuma che al contrario sembra regalarci ricchezze naturali inestimabili (vedi etichetta), ma alla lunga secca la pelle molto di più a causa della sua composizione con tensioattivi molto aggressivi e sgrassanti. Inoltre, lavarsi troppo o usare detergenti aggressivi può innescare un circolo vizioso: per proteggersi dall’azione dei tensioattivi, la pelle innesca una sovrapproduzione di sebo, con la conseguente necessità di ulteriori lavaggi e prodotti e così via. Il primo accorgimento per tutelare la nostra pelle è quello di non sottoporla ad eccessivo stress, limitando il numero di lavaggi, la temperatura dell’acqua e utilizzando detergenti non aggressivi. Per aggressivi si intende detergenti che contengono ingredienti nocivi o non indicati per la propria pelle, o con una SAL troppo alta.
La pelle del viso è un discorso a parte e andrebbe sempre trattata con detergenti delicatissimi (liquidi e con ph compatibile).

 

Pulizia dei sanitari:

I detergenti, specie quelli contenenti petrolati vari sono molto più efficaci sullo sporco e anche sui sanitari la differenza si vede. Alla patina di sapone sostituiscono una morbida e invitante schiuma.
Dobbiamo tenere ben presente cosa sono queste sostanze e il danno ambientale e biologico (su noi stessi) che producono. Quando scegliamo dobbiamo essere consapevoli degli ingredienti che compongono il detergente e valutare se conviene di più la patina o la schiumetta.

Mi spaventa un po’ che la mia pelle debba entrare in competizione con i sanitari in termini di pulizia. Può un detergente essere indicato per entrambi? Si può davvero scegliere un detergente che lasci pulito il lavandino a discapito della pelle (unico fine per il quale esiste)?

 

 

Detto questo, vediamo nel dettaglio le caratteristiche di ogni scelta:

Saponetta commerciale

Le saponette commerciali sono estremamente economiche e conservabili indefinitamente. Si tratta di una miscela di grassi e idrossido di sodio (soda caustica). La maggior parte degli ingredienti derivano da scarti dell’industria alimentare e da oli vegetali ottenuti da coltivazioni intensive in paesi del terzo mondo. I processi di raffinazione industriale ad altissimo dispendio energetico ad alte temperature, impoveriscono le materie prime che vengono migliorate a produzione quasi ultimata con additivi, profumi e tanto, tanto, marketing. La glicerina viene estratta durante la lavorazione lasciando il prodotto povero di veri nutrienti e/o idratanti. La produzione ha un elevato impatto ambientale. Gli attivi contenuti non sono tutti biodegradabili. La saponetta lava senza nutrire la pelle. La saponetta commerciale lascia la patina sui sanitari.

Sull’INCI di una saponetta commerciale compare la dicitura SODIUM seguito da nome del grasso aggiunto, completato dal suffisso -ATE: sodium olivate (sapone da olio di oliva), sodium tallowate (sapone da sego), sodium cococate (dall’olio di cocco), sodium palmate (dall’olio di palma) ecc.

Sull’INCI poi è presente l’acqua (aqua), la glicerina (glycerin) che viene addizionata a prodotto finale, il profumo (parfum, dicitura che nasconde un gruppo molto vasto di voci), spesso del sale (sodium chloride), sequestranti (come il tetrasodium ETDA, si può approfondire qui) e coloranti (Color Index e un numero compreso tra 10000 e 77999).

 

Saponetta AutoProdotta

Ricca di ingredienti davvero nutrienti.
Prodotta con idrossido di sodio (soda caustica), acqua e grassi vegetali o animali anche se ha un ph elevato, deterge la pelle e arricchisce grazie agli emollienti lasciati liberi grazie allo sconto della soda.
La soda caustica a prodotto finito si è totalmente combinata con gli altri ingredienti e non esiste più.
Il sapone naturale in genere è preparato da una persona che sceglie con cura gli ingredienti, cerca di non avvalersi di commerci fraudolenti per l’acquisto delle materie prime, lavora a basso impatto ambientale. Il sapone naturale è biodegradabile anche se lascia la patina sui sanitari! La saponetta artigianale ha una durata da pochi mesi a qualche un anno, dipende dai grassi con i quali è stata formulata e dalle condizioni di conservazione (luce, umidità).

L’etichetta di un sapone autoprodotto deve essere sempre presente e riportare tutti gli ingredienti presenti con il nome latino o il nome comune di tutti gli ingredienti presenti in ordine di quantità.
Si leggerà quindi Olive oil (Olea Europaea Fruit Oil foamper l’olio di oliva), Coconut oil (Cocos Nucifera Oil per il cocco), Palm oil (Elaeis Guineensis Oil per l’olio di palma), Shea butter (Butyrospermum Parkii Butter per il burro di karitè), Castor oil (Ricinus Communis Seed Oil per l’olio di ricino). Seguono: water (Aqua), Sodium Idroxide (soda caustica), sodium citrate / sodium lactate (sequestranti), coloranti (Color Index seguito da un numero compreso tra 75000 a 77999 cioè le classi dei pigmenti inorganici e naturali) e parfum o il nome latino dell’olio essenziale.

 

Sapone liquido commerciale, insomma bagnoschiuma ecc

Non è vero sapone, ma si tratta di una combinazione di tensioattivi, acqua, emollienti, profumi, idratanti e sopratutto, emozionanti. Comprarli è inevitabile dato che l’80% del loro costo va in pubblicità. Ormai sembra che se non li utilizziamo tutti i giorni siamo socialmente inaccettabili. Attenzione! Più le scritte sono invitanti più sono da verificare! Sono sicuramente più delicati del sapone a livello di ph di pelle (specie sul viso), non lasciano la patina ma la schiumetta, ma purtroppo, spesso, hanno un INCI malsano.

Vi invito a documentarvi sulla vastità degli ingredienti utilizzati e a domandarvi se davvero per lavarsi servono tutti questi componenti molto spesso non biodegradabili che sgrassano a fondo la pelle innescando un’alterazione dell’equilibrio del sebo che rende necessario poi applicare altri prodotti… La schiuma distrugge i lipidi in superficie e altera l’equilibrio della pelle, spesso in modo irreversibile. Insomma è chiaro che non simpatizzo per il bagnoschiuma e detergenti commerciali! Mi rende perplessa sopratutto la composizione ricca di ingredienti dannosi per l’uomo oltre che per l’ambiente. Molto spesso anche il profumo è presente ai primi posti della ricetta! Da parte di grandi aziende che hanno a disposizione ottimi laboratori dove testare nuovi ingredienti e combinazioni, credo sia inaccettabile comprare dei prodotti così poveri e rovinosi ingannati dal marketing fraudolento e da promesse che non possono essere mantenute.

Vi invito anche a documentarvi sull’esistenza di molti detergenti realizzati in Italia dai nostri buonissimi prodotti in piccole realtà presenti anche sul web che utilizzano ricette a basso impatto inquinante con pochissimi ingredienti (perché esistono e vale la pena di testarli). Rimane il fatto che l’estrazione e la produzione di molti tensioattivi anche di origine vegetale è sempre ad alto impatto energetico e che il problema della plastica e dello smaltimento dei rifiuti ormai opprime l’umanità.

Non mi dilungo sull’etichetta perché la vastità degli ingredienti è inquietante, ma vi invito a ricercare uno ad uno gli ingredienti citati e fare un esame di coscienza!

 

Detergente liquido fatto in casa

Si può riprodurre un buon detergente in casa acquistando tensioattivi naturali e miscelandoli ad una soluzione acquosa. Per fare questo bisogna documentarsi attraverso i forum e testare le ricette fino a trovare la più adatta. Si può scegliere tra una vasta gamma di tensioattivi di origine naturale tutti reperibili sui siti di ingredienti per la cosmesi casalinga. Vengono ricavati per esempio dai noccioli di palma o dal cocco, dal grano o da altri vegetali ricchi di grassi.

Fra i più usati nella cosmetica fai da te in casa vi sono: Decyl glucoside, Lauryl glucoside, Coco glucoside, Cocoamdopropyl betaine, babassamiopropyl betaine, o il Disodium cocoamphodiacetate o il sodium lauroyl sarcosinate solo per citarne alcuni.

Io mi sono innamorata di una ricetta per il viso con fruttosio, gel di aloe e tensioattivi vegetali che non contiene nemmeno conservanti. Uso questo detergente solo per il viso per la sua delicatezza. Ne potete trovarne diverse versioni cercando “detergente al fruttosio” sul forum di Lola, la Natura è Bellezza e simili.

 

 

Sapone liquido ottenuto da sapone rilavorato

Ebbene sì. Si può scegliere la saponetta che si preferisce, ridurla in scaglie sottilissime, scioglierla a bagnomaria con 6 parti di acqua e imbottigliarla nel dispenser. Si può anche aggiungere qualche ingrediente attivo come qualche cucchiaio di olio, oppure qualche goccia di olio essenziale o fragranza. Cercate di utilizzare saponette bianche altrimenti l’effetto è orribile (varie sfumature di giallo vomito fino al marrone). Il sapone liquido ottenuto lava, è ecocompatibile, lascia lieve residuo sui sanitari e può essere personalizzato a piacere. Il ph del prodotto rimane alto, come quello del sapone, ma il suo effetto sulla pelle è delicato quanto il sapone di partenza.
A mio parere non è il massimo come soluzione e per coprire l’odore di partenza del sapone, bisogna aggiungere molta profumazione (che poi potrebbe risultare dannosa). Ricordo che gli oli essenziali anche se “naturali” sono estremamente concentrati e oltre la dose indicata possono provocare irritazioni e danneggiare l’ambiente (approfondisci su “profumare il sapone naturale“). Questo sapone liquido non esiste in commercio, se la soluzione vi intriga, non vi rimane che auto-produrvelo!

Personalmente non ritengo che il lavoro per la produzione sia commisurato alla soddisfazione del prodotto finale. Se decidete di prepararlo ricordate che aggiungendo acqua, il sapone irrancidisce più in fretta quindi meglio farne poco per volta e inserirlo in un contenitore trasparente.

 

Sapone liquido (quello vero)

Si può produrre artigianalmente un vero sapone liquido in casa partendo da acqua grassi e Idrossido di potassio (che non è la soda caustica ed è di difficile reperimento). Il procedimento è molto simile a quello per fare il sapone, ma ci vuole molto più tempo perché dopo aver realizzato la pasta bisogna diluirla e l’intera operazione può richieder alcuni giorni. Potete trovare numerose informazioni su questo tipo di sapone on-line.

In etichetta valgono le regole per l’INCI delle saponette, ma al posto del sale Sodium, troveremo Potassium olivate, cocoate, palmate ecc, più sequestranti, coloranti e profumi.

 

Sapone di Lush

Eeehhh sì, dobbiamo parlare anche di questi dal momento che la loro massiccia presenza italiana spesso confonde consumatori ma anche mastri saponai.
I saponi di Lush sono meravigliosi sotto il profilo estetico ed emozionale e una vera mazzata psicologica per chi prova a fare i primi saponi in casa. I saponi di Lush contengono quasi tutti ingredienti naturali ad altissimo livello, utilizzano moltissimi estratti secchi, oli preziosi, spesso farine o talco, aggiunta di glicerina, assoluti (molto costosi) che regalano quei profumi ricchissimi. Accanto a questi ingredienti ci sono in ogni caso una vagonata di profumi sintetici e spesso ingredienti come Sodium Lauryl Solfate o Glicole Propilenico che non sono biodegradabili. Insomma perché pubblicizzare tanto il lato bio se poi contengono  comunque derivati del petrolio? La risposta è sicuramente per esigenze di fabbricazione dal momento che la ricetta non sta in piedi con lavorazioni tradizionali. Quindi, Mastri Saponai non demoralizzatevi! I saponi di Lush come sono più simili ad un detergente sintetico che ad un sapone naturale. Facendlo in casa non è possibile ottenere un sapone così scenografico anche se molto più “naturale” e realizzato davvero con amore (ingrediente insostituibile).
Il mentore di Lush che ha elaborato molte delle ricette è un certo Stan Krysztal, inventore della famigerata crema Nivea e detto questo non aggiungo altro e lascio alla vostra coscienza. Vi invito a provare da voi una di queste famigerate saponette per notare che nonostante la ricchezza e il costo le pelle non risulta così idratata a fine lavaggio. Mi chiedo se effettivamente tutti gli ingredienti inseriti  siano veramente efficaci o necessari e davvero sicuri per gli scarichi. Ad ogni modo è un’esperienza emozionale che vi consiglio di provare e se vi accingere a realizzare i vostri primi saponi vi invito a confrontarli e a trarre da voi le conclusioni su quale sia il prodotto migliore. Documentatevi su Saicosatispalmi o sulla app “è verde?” per verificare l’INCI.

 

Vale anche la pena di menzionare i gel antibatterici e le salviette umidificate che sostituiscono il lavaggio delle mani. Possono essere una buona soluzione se proprio non c’è acqua a disposizione, ma dobbiamo essere consapevoli che non asportano realmente lo sporco dalle mani. Le salviettine umidificate contengono tensioattivi e glicerina che riportano all’idea del lavaggio, ma senza risciacquo, quindi senza che l’acqua possa portare via con se i germi. Contengono poi tutta una serie di sostanze per evitare che la pelle si irriti (come emollienti, idratanti e tanto profumo).

I gel antibatterici possono essere efficaci solo contengono almeno l’80% di alcol che è un potente disinfettante (tipo amuchina e gel chirurgici) e va da sé che un prodotto con 80% di alcol non fa per nulla bene alla pelle. Un buon lavaggio con acqua e sapone e tanto sfregamento per almeno 15-30 secondi assicura un’igiene superiore anche a questi presidi disinfettanti. Se andiamo a consultare l’INCI di gel disinfettanti e salviettine umidificate, spesso lo troviamo a pallino quasi completamente rosso.

 

 

Riassunto su come scegliere consapevolmente:

Saponetta naturale artigianale Bagnoschiuma
Ingredienti nutrienti

Basso impatto energetico per la produzione

Nessuno spreco di plastica

Biodegradabile

Igienicità

Pulisce senza sgrassare la pelle eccessivamente

Assenza di ingredienti nocivi per la pelle

Realizzata con amore

Spesso ingredienti poveri

Alto impatto energetico per la produzione

Alto utilizzo di flaconi di plastica

Poco o Assolutamente non biodegradabile

Sporco che si accumula sui dispender

Spesso sgrassa troppo le pelle

Presenza di ingredienti nocivi

Realizzato a livello industriale

 

In conclusione, la scelta tra una saponetta artigianale e il detergente liquido è molto soggettiva, in quanto ognuno dei prodotti presenta dei pro e dei contro. Resta l’importanza di imparare a decifrare l’INCI sulle confezioni che riporta in ordine decrescente di concentrazione gli ingredienti presenti per fare una scelta davvero consapevole.

 

Approfondimento sui tensioattivi:

https://multichem.it/tensioattivi-cosmesi-saponi-detergenti-solubilizzanti-cenni-storici-aspetti-chimici-e-tecnici

https://www.disinformazione.it/SLS.htm

http://ilcalderonealchemico.blogspot.it/2011/10/i-tensioattivi.html

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